È facile.

È facile per te, che lo sai. Che lo usi tutti i giorni, che sei pratico di queste cose.

Hai fretta.

Hai fretta d’andare a cena, anche se ti ho detto che potevamo rimandare a un altro momento più tranquillo. Ma no, è così semplice.

No, per me non è semplice. Come, non l’ho visto? No, scusa, non l’ho visto.

Non mi hai spiegato come scrivere quel che cerco.

Avevi da cenare. Domani avrai da guardare i tuoi telefilm. Scusa eh.

Vorrei che ti riascoltassi quando parli così.

Non sai spiegare le cose.

Non hai proprio la pazienza di spiegare le cose. Non hai la pazienza di spiegare le cose agli altri che non sanno.

Mi hai fatto venire una tristezza e ho dato tre pugni sul tavolo a ripensarci.

 

È facile, ciao.

Quei fetentoni della Müller c’hanno messo pure le stelline dentro.

Sto pezzo mi frega sempre. Quando lo sento il cuore mi scoppia.

E la risposta è sì, sto guardando quel telefilm stupidino. Mi sono immedesimata nella protagonista cretina, cicciottella e decisamente racchia. Fino alla puntata in cui si leva la maglietta e ho detto -Cazzo, ma io ho una montagna di tette!-.

Fine del transfert.

Troppo.

Mi puoi riconoscere: sono quella nel lago di merda

Colpi al cuore che passano in radio

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